Deterioramento cognitivo lieve

Il Deterioramento Cognitivo Lieve o MCI: Le nuove linee guida

Nuove linee guida emanate dalla American Academy of Neurology (AAN).

Non abbiamo mai parlato in modo approfondito di Deterioramento Cognitivo Lieve, o come spesso viene sintetizzato MCI (Mild Cognitive Impairment). Visto che sono state pubblicate le nuove linee guida forse è il caso di rimediare…

Che cos’è esattamente l’MCI?

Si tratta di una condizione in cui una o più funzioni cognitive (Memoria, Attenzione, Linguaggio…) possono presentare problemi. Queste difficoltà sono appunto “Lievi”, ma comunque vengono osservate e possono creare problemi nella vita di tutti i giorni. Solitamente l’MCI si divide in:

  • MCI Amnesico – quando la funzioni primaria che ha problema è la memoria. In questi casi si dimenticano informazioni che non si sarebbero dimenticate prima come ad esempio un appuntamento o un evento recente
  • MCI non Amnesico – in questo caso ad essere compromessa è un’altra funzione cognitiva. Di solito si osservano difficoltà con quelle che vengono definite funzioni esecutive (capacità di prendere decisioni, capacità di pianificazione e programmazione…) oppure le funzioni visuo-percettive.

L’MCI è una fase iniziale di Alzheimer?

Questo non è stato stabilito, molti pazienti con MCI mantengono una costanza nel tempo. Altri evolvono in una forma di demenza conclamata. Quello che si è osservato, e che è possibile stabilire, è che l’MCI è un fattore di rischio. Questo è un punto cruciale su cui è importante soffermarsi. L’MCI non è una condizione invalidante come la demenza di Alzheimer, ma non per questo va trascurata! Anzi è vero il contrario!

Essendo una condizione che va ad intaccare solo in modo limitato il sistema cognitivo, non va sottovalutata oppure ,non va imputata al semplice invecchiamento

“ormai ha una certa età è normale che dimentica le cose”

 

Vediamo ora in modo sintetico cosa dicono le nuove linee guida

Corretta Valutazione

Come dicevamo non è corretto imputare certi problemi solo al normale invecchiamenti, ma non è neanche corretto dire che, se si hanno solo lievi problemi con la memoria allora si tratta di MCI.

È necessaria sempre una buona valutazione neuropsicologia ed una visita neurologica, prima di tutto per capire se si tratta di una condizione reversibile. Poi per eseguire una corretta diagnosi in modo da garantire al paziente e ai suoi familiari le migliori soluzioni possibili.

Come si diceva prima, questa condizione (quando non è reversibile) può mantenersi stabile nel tempo, o in alcuni casi degenerare. Per questo è fondamentale oltre ad una buona valutazione anche un costante monitoraggio nel tempo!

Quali Trattamenti

Ad oggi non esistono farmaci consigliati per il trattamento dell’MCI, anche perché come abbiamo detto, le forme di MCI possono essere diverse. Nei casi di MCI reversibile è necessario individuare e trattare le cause primarie tra cui:

  • Effetti collaterali dati da una particolare terapia
  • Condizioni mediche generali
  • Disturbi del sonno
  • Depressione

In questi casi è importante trattare il disturbo primario e soprattutto non trascurare queste condizioni che come sappiano costituiscono fattori di rischio anche per una Demenza di Alzheimer.

Gli studi effettuati con i farmaci usati oggi per trattare la demenza non hanno portato risultati soddisfacenti, per tale motivi le linee guida informano che non c’è oggi una terapia consigliata di tipo farmacologico.

Gli interventi non farmacologici

In assenza di terapia di provata efficacia si raccomandano interventi di tipo cognitivo come ad esempio partecipare a sessioni di Training cognitivo due volte a settimana può influire sia sulle performance cognitive del paziente che sul suo stato emotivo.

È importante anche coinvolgere sempre i familiari soprattutto con interventi di tipo psico-educativo, questo perché l’MCI è per loro di difficile comprensione e solitamente sono spaventati dal fatto che possa degenerare in una forma di demenza grave. Questo non è detto che succeda, spesso queste condizioni sono stabili nel tempo e fare e fare interventi di tipo cognitivo aiuta sia il paziente a conoscersi meglio e capire quali sono i suoi punti più deboli e soprattutto i punti di forza su cui fare affidamento. In questo modo si può garantire una migliore qualità di vita e una maggiore autonomia, di riflesso anche i familiari possono vivere questa condizione con maggiore serenità.

Per chi fosse interessato all’articolo originale lo può trovare qui sul sito della American Academy of Neurology

 

Vi ricordo che a Marzo parteciperemo alla Settimana Mondiale del Cervello, offrendo a tutti gli interessati uno screening dello stato cognitivo! A breve pubblicheremo l’evento con le date. Approfittatene!

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