interventi per la demenza

Interventi per la Demenza – Il Cognitive Vitality Training

Oggi vorremmo inaugurare una nuova sezione relativa agli interventi per la demenza di tipo però non farmacologico.

La domanda che spesso mi fanno è:

Ma a cosa serve fare qualcosa tanto le medicine che prendiamo non fanno nulla? Non c’è cura!

Purtroppo questa affermazione è vera, tutte le terapie messe in atto al momento servono a stabilizzare il paziente e rallentare il declino.

E allora? Perché dovrei impegnarmi anche in altre attività?

E’ importante e fondamentale non perdere mai la motivazione e la voglia di vita! Questo è fondamentale sia per chi è affetto da questa grave condizione, sia per chi quotidianamente se ne prende cura!

IMPORTANTE!!!  Qualsiasi intervento riabilitativo non deve mai essere considerato un sostituto della terapia farmacologica in corso!

Le difficoltà negli interventi per la demenza

Una delle conseguenze che affligge chi è affetto da demenza, e di conseguenza anche la sua famiglia, è il senso di perdita del controllo e della propria autoefficacia. Questo sentimento  porta ad una scarsa motivazione nell’intraprendere un intervento di tipo riabilitativo o semplicemente una nuova attività.

mia mamma era la persona più attiva del mondo! ora sta sempre li senza far nulla..

Per questo motivo un approccio efficacie dovrebbe unire da un lato gli interventi di riabilitazione cognitiva e dall’altro degli interventi che servono a spiegazione dell’efficacia di tali attività in modo da consolidare l’impegno motivazionale del paziente.

Un valido strumento in questo caso è il Cognitive Vitality Trainig (CVT)[1]

Si tratta di un programma di training cognitivo svolto al computer (o smartphone/tablet) a cui si affianca una terapia contestuale motivazionale. È incluso nel trattamento anche un appuntamento settimanale di terapia cognitivo-comportamentale per lavorare su:

  • aspetti negativi come la depressione e le basse aspettative di riuscita del trattamento,
  • aspetti positivi come includere attivamente i caregiver, lavorare su la motivazione e la comprensione del valore del compito.

L’obiettivo è presentare il trattamento al paziente con accezioni positive come ad esempio “esercitarsi sulle abilità mentali” invece che “lavorare sui deficit”.

La terapia contestuale motivazionale ha il chiaro scopo di aumentare l’efficacia del trattamento lavorando sulla motivazione intrinseca e stimolando i pazienti ad essere attivamente coinvolti. Il trattamento è personalizzato e permetta al paziente di poter gestire i propri obiettivi e personalizzare le attività includendo anche la partecipazione dei caregiver.

Il terapista ha il compito di affiancare il paziente nella fase di training al computer facilitando la contestualizzazione dei compiti da eseguire e stabilendo gli obiettivi e i tempi di esecuzione (ad esempio il paziente sceglie come obiettivo di esercitarsi per superare la visita di controllo per la patente).

Gli interventi includono anche il caregiver

La CVT prevede inoltre che il caregiver sia parte attiva nel trattamento ed è previsto che partecipi ad alcune sessione insieme al paziente fornendo feedback ed eseguendo lui stesso alcuni esercizi. Lo stimolo all’autonomia è sempre costante durante tutto il trattamento.

E’ fondamentale che questi interventi per la demenza siano seguiti da un terapista competente perché il paziente potrebbe andare incontro a frustrazione durante l’esecuzione continua di esercizi di potenziamento cognitivo. Questo perché ricordano costantemente al paziente le proprie difficoltà.

Per questo motivo al trattamento cognitivo si affianca la terapia cognitivo-comportamentale svolta insieme al paziente al computer con le seguenti modalità[2]:

  • lavorare sugli schemi disfunzionali che possono generarsi nell’esecuzione dei compiti
  • identificare e modificare le credenze negative
  • lavorare sulle emozioni che possono sia potenziare che limitare il trattamento
  • accettare sia i risultati ottenuti che i propri limiti

Nel complesso questo tipo di trattamento sembra offrire benefici sia alla memoria che alla qualità di vita percepita se condotto nell’ottica di migliorare l’autoefficacia e la motivazione. Si è osservato anche un miglioramento della qualità di vita percepita[3],  mentre nei caregiver le ricerche in corso sembrano suggerire un generale aumento del tono dell’umore[4].

In conclusione è bene sottolineare come un lavoro costante sull’autoefficacia posso migliorare la motivazione del paziente alla partecipazione attiva al trattamento, favorendo un risultato generale migliore. Come abbiamo detto prima, non si tratta di curare ciò che al momento non si può curare, ma di vivere e far vivere al nostro caro la migliore qualità di vita possibile.

 

Riferimenti

  1. Mahncke, H.W., et al., Memory enhancement in healthy older adults using a brain plasticity-based training program: a randomized, controlled study. Proc Natl Acad Sci U S A, 2006. 103(33): p. 12523-8.
  2. Lysaker, P.H., et al., Effects of cognitive behavioral therapy on work outcomes in vocational rehabilitation for participants with schizophrenia spectrum disorders. Schizophr Res, 2009. 107(2-3): p. 186-91.
  3. Logsdon, R.G., et al., Assessing quality of life in older adults with cognitive impairment. Psychosom Med, 2002. 64(3): p. 510-9.
  4. Choi, J., Kirwin, P., van Dyck, C.H., Fiszdon, J.M., Bell, M.D. Cognitive vitality training for dementia. In attesa di pubblicazione

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